Il giorno dopo la sparatoria  Luigi Preiti, 49 anni da Rosarno  in provincia di Reggio Calabria, alterna momenti di lucidità ad altri in cui scoppia a piangere. Davanti agli investigatori continua a raccontare una storia, la sua storia, che non convince. La Procura di Roma non ha dubbi: Preiti è sano di mente, ha agito con ferma determinazione pianificando in ogni piccolo dettaglio la sua azione. Si è esercitato per due settimane in campagna, per migliorare la sua mira. Il suo obiettivo erano i politici, “magari un ministro”, qualcuno che pagasse perché lui aveva perso il lavoro e non aveva di ché mantenere il proprio figlio. Poi però arriva tardi, con le transenne già posizionate, e allora “ripiega” sui carabinieri, “simbolo delle istituzioni” che odia. Dice che voleva fare solo un gesto eclatante, non voleva uccidere nessuno, però ha sparato ai carabinieri colpendoli esattamente dove voleva, sul collo e sulle gambe, parti non protette dai giubbotti anti proiettili. Un mitomane, forse, un esaltato paranoico ma ben difficilmente un kamikaze. Nessuno lo ha mai visto rivolgere a sé la pistola, né mettere in atto qualsivoglia azione autolesionista.

Troppi i silenzi, nel suo racconto, troppe le cose non dette. L’esame balistico sulla pistola, con matricola abrasa e, secondo lui, acquistata a Genova quattro anni fa, potrà dire qualche cosa di più sul suo passato, se è già stata utilizzata in precedenza. Gli investigatori ne sono quasi certi, e credono che la provenienza dell’arma sia la Calabria.

++ SPARI P.CHIGI: FERITORE NON HA PRECEDENTI PENALI ++

Mentre Preiti piange una delle sue vittime, il brigadiere Giuseppe Giangrande di 50 anni, colpito alla gola e con il midollo lesionato lotta con grande coraggio nel suo letto d’ospedale. Rischia di rimanere paralizzato. Più fortunato il suo collega, l’appuntato Francesco Negri, di 30, ferito ad entrambe le gambe. Non si sono accorti di nulla, finché non hanno sentito il rumore degli spari e il dolore per le ferite. Era riuscito ad avvicinarsi senza dare nell’occhio, Preiti. Esattamente come l’aveva a lungo immaginata.

Sui social network, ovviamente, qualche cretino ha pensato bene di creare pagine e gruppi inneggianti alla sua azione. Qualcuno ha persino scritto sui muri “Preiti uno di noi”. Ma come stupirci, se la memoria ci riporta ai giorni della strage di Nassirya, quando i soliti ignoti scrivevano “10, 100 1000 Nassirya” inneggiando alla strage di militari e carabinieri italiani (28 morti, 19 italiani e 9 iracheni)…

SOLIDA~1

 

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5 Responses

  1. HO LETTO SOLO COMMENTI…..IN FACE BOOK. E BLOG VARI……IN CUI SI DISPIACCIONO CHE ABBIA SBAGLIATO BERSAGLIO……,,,,,,,TUTTIIII…….IO FOSSI UN POLITICO AVREI PAURA……..ma li avete visti quanti sono al parlamento…?????…..una folla di incapaci che ogni 4 anni cambiano e dovremo mantenere per tutta la vita con vitalizi d oro…….E TUTTO QUESTO MENTRE LA NOSTRA POVERA ITALIA STA MORENDO

  2. E NON DICANO CHE E’ colpa di chi fomenta l odio…..L ODIO LO HANNO FOMENTATO LORO CON IL LORO COMPORTAMENTO……….io non sono mai stata una rivoluzionaria…nemmeno a 18 anni…….ma ora la sto diventando…

  3. Non ce proprio niente da rallegrarsi,siamo messi male,ma la violenza è sempre da biasimare da qualsiasi parte provenga.
    Certo è che questo (nuovo)governo x dare il buon esempio dovrebbe dimostrare che veramente ci mette del suo x chiudere i buchi dello stato e non attaccarsi sempre alle nostre tasche,questo ci aspettiamo noi Italian.

    Milo ma non torni più in video?ti hanno proprio eliminato?
    tanti Auguri x la tua nuova esperienza.

    • Difficile non condannarlo. Anche se sei disperato non puoi non sapere che stai tentando di ammazzare gente come te, che guadagna 1500 euro al mese per rischiare la vita. Ha sparato mirando alle parti del corpo non protette dal giubbotto, voleva uccidere…

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