Milo Infante

blog personale

Il fatto del giorno

Aggredita con l’acido Violentata nel 2002 Donne lasciate sole in balìa dei mostri

Nelle vicenda della donna di 31 anni che a Vicenza ha denunciato di essere stata aggredita con l’acido da due uomini, ci sono tutti i cliché che purtroppo accompagnano le vicende giudiziarie italiane. Innanzitutto c’è una vittima, che a poco più di vent’anni, nel 2002, viene stuprata da un cittadino Serbo. La condanna, a 5 anni di carcere (come dicevamo proprio ieri c’è sempre un giudice generoso sulla strada di un criminale) avviene nel 2009, e da allora, in attesa del processo d’appello, lo stupratore è libero. Non è difficile comprendere come si debba sentire la sua vittima, ancora in attesa, dopo 11 anni, di ottenere giustizia. Ad ogni modo, per una strana coincidenza, da qualche tempo all’approssimarsi del secondo grado di giudizio, alla donna cominciano ad arrivare minacce, biglietti lasciati nella cassetta delle lettere. Lei si spaventa e presenta regolare denuncia. Come da copione non accade nulla, almeno  fino a ieri  quando due sconosciuti bussano alla sua porta, lei credendoli parenti che abitano accanto apre e viene nuovamente aggredita. Gettata a terra è costretta dai due aggressori  a versarsi su di un braccio dell’acido,  si rialza urlando ma cade nuovamente ustionandosi anche i glutei. Richiamati dalle urla, arrivano i parenti, ma non trovano nessuno se non la donna in lacrime.

E fin qui, la cronaca in sintesi dell’accaduto. La polizia sta indagando, fonti investigative parlano di incongruenze nel racconto che dovranno essere verificate. A prescindere da tutto (e nelle prossime ore si capirà qualcosa di più) vale però ancora una volta sottolineare le spaventose mancanze del nostro sistema.

Innanzitutto la certezza della pena. In particolar modo di  fronte a delitti feroci e brutali come lo stupro le condanne devono essere rapide e severe. Niente sconti di pena, niente misure detentive alternative. I raptus sessuali non esistono. Chi violenta una donna una volta è quasi certo che lo ha già fatto in precedenza o che, all’occasione, lo rifarà. Ricordiamoci che le violenze sessuali, così come quelle in famiglie, sono ancora oggi tra i reati meno denunciati, vuoi per la vergogna che accompagna le vittime vuoi per la consapevolezza che ben difficilmente otterranno giustizia. Si pensi, tanto per far un esempio, alla quindicenne violentata da 8 ragazzini a Montalto di Castro: dopo sei anni senza giustizia ha annunciato di voler rinunciare a qualsiasi processo, stanca di un’umiliazione che si ripete, giorno dopo giorno, non più ad opera dei suoi stupratori ma dello Stato.

Analogalmente, nella vicenda della donna di Vicenza non si può non tenere conto delle date. Dal 2002 ad oggi sono trascorsi 11 anni senza che una sentenza definitiva ponesse la parola “fine” alla sua sofferenza. C’è da diventare pazzi, nell’attesa.

E ancora la mancanza di una rete di protezione adeguata, intorno alle donne, nel momento in cui si presentano a denunciare una minaccia o un pericolo per la loro incolumità. Non basta raccogliere una dichiarazione e far firmare un modulo: chi teme per la propria vita dovrebbe poter immediatamente parlare con personale specializzato, in grado di capire il grado di pericolosità della minaccia e se la persona che ha di fronte ha bisogno di un supporto diverso, di un aiuto anche psicologico per superare la difficoltà del momento. Magari anche solo qualche consiglio pratico su come comportarsi, quali errori da evitare, piccoli accorgimenti che a volte, sbagliando, ignoriamo ma che possono fare la differenza tra la vita e la morte. Magari, come in questo caso, prestare più attenzione a chi suona alla propria porta anche se si vive in un piccolo paese e con i parenti a fianco. I criminali non hanno paura di nulla, e forse a questo punto abbiamo capito anche perché.

E invece nulla, non accade niente di tutto questo. In Italia denunciare lo smarrimento/furto del telefonino o una minaccia alla propria sicurezza ottiene quasi sempre lo stesso risultato. La firma su un modulo. Davvero poco, per un Paese dove la violenza sulle donne ha assunto ormai le proporzioni di una vera e propria emergenza nazionale.

 

 

storie italiane

talmente paradossale da sembrare finta. Una donna di 31 anni viene ferita, sia pur non gravemente, da due uomini ai

2 commenti

  1. ANNA MARIA - sabato, 11 maggio 2013, 09:51 am

    MI CHIEDO A COSA SERVE FARE CONTINUI APPELLI ALLE DONNE PERCHE’ DENUNCINO I LORO AGGRESSORI, SE POI QUESTE DENUNCE CADONO NEL VUOTO PIU’ ASSOLUTO. SE LE DONNE NON DENUNCIANO E’ PERCHE’ SONO SOLE, NON HANNO PIU’ FIDUCIA NELLA NOSTRA GIUSTIZIA. RIFLETTENDO SIAMO TUTTI SOLI,IN OGNI SITUAZIONE ULTIMAMENTE CI ACCORGIAMO CHE LE ISTITUZIONI NON CI SONO.SONO TROPPO OCCUPATI A FARE I LORO INTERESSI,MI CHIEDO SE RIUSCIREMO MAI A CAMBIARE IN MEGLIO IL NOSTRO PAESE.E’ VERAMENTE TRISTE….!

  2. lora - sabato, 11 maggio 2013, 07:17 pm

    la vergogna di alcuni giudici con clemenza verso delinquenti ha superato ogni limite,non si capisce perchè questa gente non si rimanda nei loro paesi accompagnandoli fino alle prigioni del loro paese,come è possibile tenerci tanta delinquenza straniera non ci basta la nostra??????????????

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