Anche questa volta la Mission della Rai sembra quella di farsi male, anche quando non è necessario, costi quel che costi.

Non c’è modo di vedere, diversamente, quello che sta accadendo in queste ore in viale Mazzini, nella bufera per un programma che, ben lungi dall’essere nato, ha già scatenato un coro di proteste e polemiche assolutamente bipartisan.

The Mission non piace alla destra come alla sinistra, ai giovani come ai meno giovani, al popolo dei social network come a quello delle bocciofile: un coro di “no” che si è levato a poche ore dalla divulgazione (improvvida) delle prime indiscrezioni riguardo al programma e al suo cast. Persino tra gli addetti ai lavori, eccezion fatta per l’associazione di volontariato che ha accettato di essere partner della Rai, hanno levato gli scudi, accusando l’azienda pubblica di voler speculare sulla pelle dei profughi. canalis

Eppure l’idea, alla base di The Mission, era proprio l’opposto, ossia accendere i riflettori sulla grande emergenza umanitaria e sul dramma di milioni di persone che vivono ai margini della civiltà fino a questo momento (volutamente) dimenticati al resto del mondo. Pronto a commuoversi davanti all’immagine del bimbo denutrito coperto di mosche, ma solo sotto Natale, quando tutti, almeno  a parole, ci sentiamo più buoni, e altrettanto pronti e rapidi a cambiare canale passate le feste alla ricerca di programmi che anestetizzino le coscienze e non certo ci facciano sentire in colpa per aver mangiato in pochi giorni il fabbisogno calorico di un mese di un bimbo. emanuele-filiberto

Ma per fare un programma non basta un buon proposito, occorrono anche persone in grado di realizzarlo nel rispetto delle sensibilità di tutti e in primis di quelle persone la cui storia, terribile fatta di fame, violenze e privazioni, si vuole raccontare. Ed ecco quindi un’ottima idea venire trasformata nella consueta “baracconata” televisiva, fatta di nani e ballerine, morti di fama reclutati a suon di euro per andare a trascorrere qualche giorno in compagnia di chi di fame cerca di non morire. Agghiacciante, se mi consentite, il parterre.  Elisabetta Canalis (che stando a quando dichiarato a Radio 24 dal capostruttura di Rai 1 che si occupa del programma avrebbe rifiutato per paura delle vaccinazioni), due ex dell’Isola del Famosi e veterani dei reality del calibro di Emanuele Filiberto, Al Bano (senza la Lecciso?) e chissà chi altro. Personaggi il cui unico talento (almeno per quanto riguarda la Canalis) è quello di essersi accompagnata a fidanzati ricchi e famosi. Sugli altri, per decenza, sorvoliamo. michelecucuzza-mission

“Ne abbiamo parlato con la Boldrini”, dice la Rai “e sembrava d’accordo”.  “Solo in un’occasione”, risponde lei, ” e mi sono limitata a segnalare un format australiano dove però i partecipanti erano persone comuni, e non certo dei vip”.

In queste ore i vertici di Viale Mazzini, gli stessi che hanno deciso per la soppressione di Miss Italia perché considerato un programma “vecchio” e lontano dal ruolo di servizio pubblico che la Rai deve ricoprire, rassicurano gli italiani che il programma saprà muoversi nel rispetto della dignità delle persone, dei rifugiati e della sensibilità dell’opinione pubblica”. Evviva.

Un buon inizio potrebbe essere quello di cominciare a lavorare ad un format che non preveda il fondamentale contributo dei sopra citati morti di fama. Anche a costo di rinunciare a mezzo punto di ascolto.

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