Milo Infante

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Il fatto del giorno

Omicidio colposo per il padre del bimbo dimenticato in macchina Un atto (forse) dovuto

Lo chiamano “atto dovuto”, ma per un padre che già sa di essere l’unico responsabile per la morte del proprio figlio, quell’avviso di garanzia per omicidio colposo è un ulteriore colpo al cuore.

C’è solo da sperare che, nell’ospedale dove è ricoverato al pari della moglie entrambi sotto shock, in qualche modo siano riusciti a risparmiargli anche questa sofferenza, almeno per il momento, visto che presto o tardi dovrà fare i conti con una quasi scontata condanna.

Pochi mesi, tutte le attenuanti di legge, per carità. Niente a che vedere con l’ergastolo che sarà costretto a portarsi dentro, tutta la vita, giorno dopo giorno. Dalla mattina, davanti allo specchio, alla sera, prima di addormentarsi, quando gli sembrerà di udire ancora i passi del suo bambino che risuonano in una casa vuota, deserta come il suo cuore.

La dinamica di quanto accaduto è fin troppo chiara e conosciuta. Il bimbo si addormenta in auto, sul sedile posteriore. Chi è davanti perde il contatto con la realtà familiare, si immerge in quella lavorativa. Prende la strada dell’ufficio, magari squilla il telefono e comincia a parlare. Nel suo subconscio il piccolo è all’asilo, portato come al solito dai nonni, nella realtà continua a dormire nell’auto, dove  lentamente comincia a mancare l’aria.

Se potessi parlare a questo padre gli direi che mi dispiace che la vita gli abbia riservato il dolore più grande e atroce che si possa provare, superiore a qualsiasi altro, e che non mi permetto neanche lontanamente di immaginare cosa stia provando in questo momento. Che gli sono vicino, con tutta la rabbia che è inevitabile noi tutti sentiamo nei confronti del suo errore, terribile e imperdonabile eppure così dannatamente “umano” dall’essere stato ripetuto da molti prima di lui.

L’unica cosa che possiamo fare, almeno noi che lavoriamo nei media, è risparmiare a tutti, in primis proprio ai genitori, i particolari terribili di questa tragedia evitando, almeno una volta, di dare libero sfogo al sadismo che accompagna molti di noi, solitamente prodighi nel dare e divulgare particolari macabri.

Per Andrea, per quest’uomo di 39 anni che oggi ha perso il suo bambino e con lui il suo futuro èd ifficile dire se ci sarà vita, dopo questo. Difficile che un uomo riesca a trovare da solo la forza di andare avanti, di trovare uno scopo per alzarsi ogni mattina. A meno di non trovare nell’aiutare chi ha bisogno una via d’uscita dall’inferno in cui è precipitato. Personalmente glielo auguro di cuore

 

1 commento

  1. Lilli Ascoli Felici - giovedì, 6 giugno 2013, 02:58 pm

    Ho già espresso il Mio parere e Rammarico
    Perché non ci sarà più “Vita” Serena dopo la Tragedia
    Il Senso di Colpa sarà di Casa in quella Famiglia
    Ora possiamo solo “imbastire” soluzioni e riflettere sul perché Avvengono Queste Disgrazie
    Paragrafando un vecchio Detto…Contro il Logorio della “Vita Moderna”… Fermiamoci Figli riprendiamo fiato… non corriamo troppo per non riflettere
    Era già successo che altre piccole Vite siano State Immolate all’altare della Fretta
    Ecco ora Veramente Dobbiamo Parlare… del Vero Senso di una Vita
    Fare Nostro questo Dolore che sia di monito per Tutti
    Perché non si ripeta più
    LILLI ASCOLI FELICI

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