Milo Infante

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Il fatto del giorno

La criminologa Costanzo: “Soli, senza valori e spietati Ecco come i nostri figli diventano mostri”

Come si diventa uno stupratore a 13 anni? Un assassino a 17? In quale contesto, scuola o famiglia, i nostri figli diventano “mostri”?

Credo che almeno una volta, negli ultimi mesi, i genitori italiani si siano chiesti come sia possibile che ragazzi “normali” possano essere capaci di azioni così atroci.  Ragazzi proveniente da famiglie “bene” che improvvisamente si trasformano in spietati assassini, tranquilli mostri della porta accanto in grado di annullare qualsiasi barlume di umanità e compiere atti ed azioni una volta riservate solo a criminali incalliti, senza mostrare non solo pentimento, ma persino un briciolo di rimorso .

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Si pensi ad esempio al diciassettenne che ha accoltellato la fidanzatina e poi le ha dato fuoco mentre ancora lei cercava di sopravvivere alla sua furia omicida: prima ha negato, cercando di depistare gli investigatori, poi ha confessato, senza mai mostrare dolore per quello che ha fatto. “Sono stanco, voglio solo dormire”, ha ripetuto più volte ai carabinieri che lo interrogavano. Con quello che ha fatto, beato lui che ci riesce, potrebbe dire qualcuno.

O ancora si pensi alla vicenda della piccola Carolina, morta suicida dopo essere stata stuprata dal branco (dei suoi “amici”) e poi lapidata sui social network persino dalle sue “amiche”, da quella che avrebbero dovuto difenderla e starle accanto.carolina-picchio-pagina

“I nostri figli”, afferma la professoressa Simonetta Costanzo, psicologa e criminologa, pagano oggi la perdita di miti, di eroi, di punti di riferimento positivi: il “furbo” ha sostituito il “saggio”. Garrone, il ragazzo buono del libro Cuore non esiste più, il suo posto è stato preso dal “cattivo” di Batman, dal Tony Montana di Scarface, dal killer di turno dei videogiochi dove vince chi ammazza di più e in maniera più spettacolare.

Sono ragazzi che crescono in solitudine, incapaci di coltivare e sviluppare sentimenti profondi come l’empatia, di amare col cuore. Trovano in internet tutto ciò di cui hanno bisogno, sotto forma di surrogati: finte amicizie sui social network,  sesso e pornografia a volontà, giochi e realtà virtuale che esasperano comportamenti violenti e distruttivi. Crescono, in definitiva, incapaci di relazionarsi e di accettare i “no” e le difficoltà che la vita ti presenta”.

“Prendiamo il diciassettenne che  brucia viva la sua fidanzatina”, continua la professoressa Costanzo, “scatena la sua furia omicida quando pretende un rapporto sessuale e questo gli viene negato. Di fronte al “no” della ragazza si comporta esattamente come gli esempi negativi che ha raccolto nel territorio in cui è cresciuto, ossia imita le tecniche di esecuzione della ‘Ndrangheta e dà fuoco alla ragazza. Gira armato di coltello e non ha difficoltà ad eseguire la condanna a morte della ragazzina per cui in teoria dovrebbe provare amore e per la quale in realtà non prova nessun sentimento se non una malata forma di possesso”.

Se colpe devono essere trovate, secondo la professoressa Costanzo, queste vanno ricercate innanzitutto nella famiglia.

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“Le famiglie oggi non si rendono conto che devono seguire i propri figli passo passo, che il semplice fatto di fornire loro un computer e un telefonino sempre connesso non vuol dire garantire loro un’adeguata istruzione e un aiuto in quella che è la difficile fase dell’adolescenza ma spesso al contrario uno strumento pericoloso che li porta ad alienarsi dalla vita reale. A 12 anni cominciano a fare sesso con la “benedizione” dei genitori, ma a quell’età, anteponendo il sesso all’amore, lo vivono concentrandosi solo sull’aspetto materiale e fisico e non su quello sentimentale. Per non parlare, come detto, della pornografia che internet offre: donne sempre disponibili, fruibili a qualunque ora del giorno o della notte senza mai l’eventualità che possano opporre un rifiuto. Tutto il contrario della vita reale”.

Come si può cercare di invertire questa tendenza? La professoressa Costanzo non ha dubbi.

“La scuola da sola non è in grado di intervenire. Occorre pensare ad utilizzare degli specialisti, anche medici, che possano aiutare i ragazzi a crescere trovando nuovi miti positivi. E contemporaneamente intervenire sulle famiglie, con tutte le difficoltà del caso. Già perché spesso ci troviamo di fronte a due tipologie di realtà familiari a rischio. La prima è quella che possiamo definire “delinquenziale”, dove l’esempio negativo è offerto in primis dai componenti del nucleo. Pensiamo ad un padre dedito ad attività criminali o comunque violento con la propria moglie: difficile che i figli non risentano di un modello così.

Ma altrettanto problematica è la tipologia di famiglia “perbene/benestante”, dove il figlio è posto su di un piedistallo, piccolo sovrano indiscusso della casa che sovente si trasforma in un tiranno, e ad essere messe in discussione non sono le sua azioni, per quanto sbagliate possano essere, ma la scuola stessa.  Quelle famiglie, tanto per intenderci, che aggrediscono gli insegnanti (che considerano impreparati e non autorevoli) scaricando  sulla scuola la loro incapacità genitoriale”.

“Ai genitori, conclude la professoressa Costanzo, “non posso che consigliare di adottare la fermezza accanto alla dolcezza, e di fornire sempre un esempio positivo, nelle piccole e grandi cose della vita, ricordando sempre che i bambini ci guardano, osservano e imparano. Anche quando noi non ce ne accorgiamo”.

2 commenti

  1. lora - domenica, 2 giugno 2013, 08:19 pm

    credo che i valori s’imparano da neonati dalla famiglia anche ge hanno una vita di onestà anche nella semplicità il ragazzo si sente libero di decidere quello che vuole,poi c’è la scuola,la tv,ecc…….secondome si dovrebbero analizzare ogni caso e trarre insegnamenti per gli altri,,,,,

  2. Anna Bertino - lunedì, 3 giugno 2013, 05:54 pm

    Purtroppo noto che latita sempre più il buonsenso, il giusto mezzo, in effetti come si può pretendere di insegnare ai nostri figli la tolleranza quando (appunto) siamo noi i primi a dare sfoggio di tutta la nostra aggressività ovunque…dai social network alla coda in posta…

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