Milo Infante

blog personale

Il fatto del giorno

Storia di Carolina Stuprata dal branco E poi lapidata su Facebook e Twitter

Violentata in gruppo, da un branco di ragazzini, suoi coetanei o poco più. Per cinque di loro l’accusa è spaventosa, “violenza sessuale di gruppo”, il sesto, il più grande,  se l’è cavata “solo” con diffusione di materiale pedopornografico.

La verità, sulla morte di Carolina,14 anni appena,  in fondo l’abbiamo sempre saputa. Una verità scomoda come tutte quelle che riguardano le azioni criminose compiute da ragazzini che hanno da poco abbandonato i giochi d’infanzia per addentrarsi  nel mondo degli adulti. Un mondo dove i cattivi maestri, in primis in famiglia, insegnano ai giovani a diventare predatori, a prendersi tutto quello che vogliono, ad umiliare i deboli e ad approfittarsi delle debolezze degli altri.

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La verità sulla morte di Carolina era talmente evidente che abbiamo impiegato 5 mesi per accertarla, e solo in parte, dal momento che, anche se i protagonisti sono tutti come detto poco più che bambini, dai 13 ai 15 anni, sanno già come ci si comporta in certe occasioni: bocche cucite e via andare, quel che è stato è stato. Rimorso? Roba da perdenti.

La verità, sulla morte di Carolina, è quella comune a tante tragedie che riempiono le cronache dei giornali. Una storia che comincia ad una festa dove la piccola Carolina beve, o viene fatta ubriacare di proposito, e ad un certo punto si sente male, tanto da dover andare in bagno. Non deve essere sembrato vero, al branco, di poter approfittare di lei in quel momento di debolezza. Come gli sciacalli l’hanno circondata e molestata, violentata a turno. E a turno, almeno due, hanno anche filmato le loro prodezze.

Già, non deve essere sembrato vero a quel piccolo ma mortale branco di sciacalli potersi accanire su una preda così ambita. Lei, la Carolina, così bella e irraggiungibile per tutti loro. Chissà quante volte, con quella sua bellezza innocente e al contempo sfrontata da 14 enne li avrà annichiliti e tenuti lontano con un semplice sguardo, oppure completamente ignorati, che è ancora peggio.

Ma la verità, sulla morte di Carolina, non si ferma solo allo stupro di gruppo, a quel maledetto pomeriggio sola nel bagno con i suoi aguzzini. Quello che era un piccolo branco di sciacalli in poche ore si è trasformato in una vera e propria legione di mostri, tanto feroci quanto (si spera) inconsapevoli delle loro azioni. Facebook e twitter si trasformano in breve nella porta dell’orrore, dove per migliaia di volte Carolina viene raggiunta da insulti, sfottò, minacce di ogni tipo. Due film la mostrano in bagno, con i suoi aguzzini: e tanto basta per trasformarla in una poco di buono. In meno di 24 ore le arrivano quasi tremila messaggi da twitter, tutti di insulti.  Chissà quante ragazze, accanto ai maschi, le hanno postato insulti e frasi oscene. Chissà quanti, tra i suoi amici, hanno fatto finta di niente, lasciandola sola. Di certo, il suo ex fidanzato, è tra questi. Scrive Carolina, poco prima di uccidersi: ” Non ti basta quello che mi hai fatto, me l’hai fatta già pagare troppe volte”.

Chissà quale è stato l’ultimo messaggio che Carolina ha letto. Di chi sono state le ultime parole che l’hanno accompagnata verso la morte, verso quella che riteneva essere l’unica via d’uscita, per sfuggire alla vergogna, per chiudere finalmente quella porta di orrore dalla quale facebook e twitter continuavano a vomitare veleno.

Di certo sappiamo quali sono state le sue ultime parole:  “Scusatemi, non ce la faccio più a sopportare”.

Da padre non posso certo immaginare il dolore che provano i genitori di Carolina. Mi chiedo invece cosa abbiano detto i genitori dei suoi aguzzini, ai loro figli. E non mi riferisco solo agli stupratori, ma anche a chi ha potuto leggere gli insulti e le cattiverie riversate su Carolina. Si chiederanno, forse, dove hanno sbagliato, se forse invece di preoccuparsi del voto in matematica o dell’allenamento a calcetto, avrebbero dovuto dedicarsi di più a spiegare ai propri figli cosa significhi amare, dargli un’educazione sentimentale prima ancora che sessuale, insegnargli cosa significhi il rispetto per gli altri e a proteggere un’amica in difficoltà.

O forse niente di tutto questo, occupati a preparare, con i loro avvocati,  il miglior processo che potranno permettersi di pagare ai propri figli.

Il Moige, Movimento Italiano Genitori, ha presentato una denuncia contro Facebook per non aver impedito la pubblicazione dei video. Chiedono, a gran voce, che si blocchi l’accesso ai social network ai minori senza un reale controllo dei genitori.

Forse sarebbe sufficiente accompagnare al nuovo tablet o al telefonino sempre connesso, una sorta di manuale d’uso. Qualcosa tipo: da non usare per filmare le tue compagne mentre vengono stuprate o i tuoi compagni mentre vengono picchiati, per non insultare i tuoi compagni quando sono in difficoltà e in generale per non minacciare o prevaricare. Ma che strano: tutte cose che, ai nostri figli, dovremmo insegnare sin dai primi anni di vita, e non quando gli  mettiamo in mano un telefonino di ultima generazione.

4 commenti

  1. Daniele Antares Y - sabato, 25 maggio 2013, 02:00 pm

    Due paroline anche sull’alcool fra i giovani io le proporrei, amici.
    Una sola parola: PADRE!
    Diciamocelo: è il Genitore Maschio, e la sua energia anche simbolica, il rimedio a queste schifose entropie.

    1. Milo - sabato, 25 maggio 2013, 02:04 pm

      Diciamo che anche due sonori ceffoni della madre possono aiutare… Battute a parte qui credo si tratti di spiegare ai nostri figli il rispetto. Per gli amici ma anche per gli sconosciuti.

  2. Federico Valletta - sabato, 25 maggio 2013, 02:17 pm

    L’educazione dei genitori influisce relativamente. Certo, se in casa hai davvero dei cattivi esempi sicuramente non puoi crescere bene. Ma l’educazione è un’altra cosa. A me nessuno ha mai detto che non devo violentare, maltrattare o abusare in genere di qualunque essere umano. Eppure non l’ho mai fatto ugualmente. La vera colpa dei genitori a mio avviso è non essersi accorti di avere un figlio con seri problemi di integrazione sociale. E’ la mancanza di capacità a stringere rapporti sociali veri che fa diventare dei mostri. Frustrazione, ignoranza e senso di inferiorità verso il prossimo ci fa credere che solo facendo del male possiamo ottenere ciò che desideriamo. E non è solamente un problema giovanile, anzi, la stragrande maggioranza di storie come questa riguarda i cosiddetti adulti. Quanto a questi ragazzi, mi auguro, anche se così non sarà soprattutto perchè ancora minorenni all’epoca dei fatti, che gli venga dato il carcere a vita. Magari in cella riceveranno lo stesso trattamento che loro hanno riservato a quella povera ragazza.

    1. Milo - sabato, 25 maggio 2013, 02:27 pm

      Sai bene che non sarà così, anche solo per il fatto che a tredici anni non si è imputabili e peraltro l’ergastolo ai minorenni è anticostituzionale. Se proprio vogliamo essere cinici fino in fondo la difesa dei ragazzi riuscirà a sostenere la tesi che la ragazzina aveva bevuto e non si è trattato di violenza ma di effusioni tra minorenni consenzienti (anzi i suoi 5 stupratori sono addirittura più piccoli di lei) e non mi stupirei se producessero il video come prova a discapito. Detto questo hai ragione quando ricordi che i tuoi non ti hanno insegnato a non stuprare. Nemmeno a me. Entrambi però credo abbiamo ricevuto sin da piccoli un’educazione volta al rispetto, all’amore e non alla sopraffazione e alla violenza. Riguardo al branco, scommettiamo che verrà fuori che sono ragazzi “normali”, persino bravi studenti? Altro che disadattati, questi sono dei predatori, cresciuti alla scuola della violenza e con in testa la legge della giungla. Sarei davvero curioso di conoscere i genitori…

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